La produzione del miele





La raccolta del miele

raccolta del miele Il miele è un prodotto che rispetta l'ambiente, infatti l'uomo si limita a estrarlo dai favi, filtrarlo e farlo decantare, senza ulteriori trasformazioni o aggiunte.
Da parte dell'apicoltore è necessaria una profonda conoscenza della vita che si svolge nell'alveare per poter ottenere i migliori risultati.
Periodicamente la regina deve essere sostituita ed è necessario assicurare abbondante nutrizione alla colonia nei momenti cruciali della sua vita. Poi è necessario rinnovare i favi introducendo fogli cerei sterilizzati e produrre nuove colonie mediante sciami artificiali; bisogna anche scegliere postazioni valide dal punto di vista ecologico ed eseguire operazioni razionali a partire dalla prima visita di fine inverno, fino all'ultima, che riguarda l'ibernamento dell'alveare.
Il grosso del lavoro per la produzione del miele viene fatto prima, nell'alveare, da un esercito di api operaie, mentre dal punto di vista "umano" la produzione è molto semplice, perché si limita solo all'etrazione dalle celle poste sui melari, con l'apertura del tappo di cera e la centrifugazione a freddo.
In particolare le operazioni si svolgono nel seguente modo.
telaio arnia Man mano che i telai si riempiono di miele e il nido si riempie di uova e di larve, si possono aggiungere in sequenza dei melari fino a quando si decide di estrarre il miele. Questa operazione viene detta "smielatura" e consiste nel sollevare un cassetto inserito al di sotto del coprifavo con una valvola di separazione, sostituendolo con uno nuovo. poi il giorno seguente si prende il melario, che a questo punto dovrebbe essere pieno di miele ma senza api, vengono sfilati i telaini dalle arnie ed inizia l'operazione di disopercolazione, cioè vengono tagliati gli opercoli di cera con un coltello caldo e poi passati alla centrifuga a freddo per estrarne il miele. Ogni telaio deve essere centrifugato in entrambi i sensi e, una volta svuotati, si ripongono nel loro melario, restituendoli alle api in modo che possano rimettersi al lavoro.


Le quantità

Quando si ha a che fare con le api occorre lavorare con calma e in silenzio, inoltre bisogna lasciare alle api circa 16 chili di miele per potersi nutrire durante l'inverno. Alcuni apicoltori prelevano il miele solo una volta all'anno, all'inizio di agosto, e dopo non intervengono più lasciando che le api, ripartendo da un melario vuoto, producano nuovamente abbastanza miele da sopravvivere all'inverno.
Chi invece saccheggia tutto il miele delle sue api deve poi alimentarle in un altro modo, con sciroppo o dolciumi per tutto l'inverno. Per questa ragione certe qualità di miele che si possono trovare in vendita nei negozi sono poco più che zucchero trasformato in miele dalle api, mentre quello acquistato dagli apicoltori dovrebbe essere miele di fiori, con un gusto impareggiabile.
Esistono vari metodi per estrarre il miele: lo si può scolare, spremere o centrifugare.
Il miele che si vede nei vasetti di vetro è stato tolto dai favi, depurato, filtrato e infine lasciato nei maturatori per essere purificato dalle impurità più leggere. La legge impedisce di aggiungervi qualsiasi altra sostanza e infatti l'ultima operazione che resta da fare è quella del confezionamento, che avviene generalmente in barattoli di vetro.
Un buon apicoltore riesce a produre da ogni arnia una quantita di miele che va dai nove ai diciotto chili all'anno, prodotto che deve essere trattato con cura affinché non perda le sue qualità naturali.
Il miele più tardivo, in certi luoghi, è quello di erica, che a volte non si può estrarre perché non funziona con lo smelatore, bisogna quindi spremerlo manualmente dai favi.

Utilità dei telai mobili

arnie e fiori Nell'apicoltura moderna si usano arnie dotate di telai mobili sui quali le api, abili architetti, costruiscono i favi, e sono collocate in prossimità delle piante da fiore. Spesso gli apicoltori spostano le arnie per avere una produzione maggiore di miele oppure per ottenere il miele da particolari fiori (di castagno, di agrumi, erbe di montagna o altro).
Al microscopio si possono distinguere, nel miele, i granuli di polline caratteristici della pianta su cui si è posata l'ape, ecco perché è lecito parlare di miele di lavanda, di acacia, di tiglio e altri, ognuno dei quali ha un sapore diverso.
Si può anche distinguere il miele uniflorale e il miele multiflorare, anche se in realtà le api non bottinano mai un solo tipo di fiore. Per fare un esempio, quando si parla di miele di arancio si intende un prodotto proveniente da una zona ricca di aranceti in fiore nel momento in cui le api bottinavano, ma ovviamente non si esclude la presenza di altri pollini.


La melata

miele di melata Le api, nei loro impegnativi e faticosi voli di ricerca del nettare, prendono in considerazione anche piante e alberi che sono privi di fiori profumati e colorati. In questo caso raccolgono i residui di linfa che gli altri insetti hanno estratto dai fusti e dai rami e che lasciano sulle gemme e sulle foglie, in modo particolare questo capita con le querce, i faggi, gli aceri e i salici.
Questo prodotto prende il nome di miele di melata, o semplicemente melata, e ha un colore bruno intenso, che tende al nero con una consistenza liquida e caratteristiche variabili. Per esempio la melata di quercia ha dei cristalli medio-grandi e una consistenza compatta, con un sapore poco dolce, mentre la melata di abete ha una consistenza viscosa, un lieve profumo di resina e un gusto simile allo zucchero caramellato.







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